IL COMUNE DI EBOLI DEVE RESTITUIRE ALLA REGIONE I FONDI DESTINATI ALLE PERSONE CON DISABILITÀ GRAVE: L’AFFONDO DELL’ESPERTO IVAN VERNOSCE
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IL COMUNE DI EBOLI DEVE RESTITUIRE ALLA REGIONE I FONDI DESTINATI ALLE PERSONE CON DISABILITÀ GRAVE: L’AFFONDO DELL’ESPERTO IVAN VERNOSCE

IL COMUNE DI EBOLI DEVE RESTITUIRE ALLA REGIONE I FONDI DESTINATI ALLE PERSONE CON DISABILITÀ GRAVE.
La vicenda della restituzione alla Regione dei fondi, (ben 242.000 euro e non quattro spiccioli!!!) destinati all’assistenza delle persone con disabilità grave e prive di sostegno familiare (ben chiarita e spiegata da Generoso Di Benedetto e pienamente condivisibile) è “un attentato della politica alla dignità delle persone deboli e bisognose”, è il metro della strafottenza politica e della scarsa considerazione che un’amministrazione ha delle fasce di popolazione più a rischio e maggiormente bisognose di sostegno (forse servivano e servono solo ad alimentare voti utili).
Emergono dalla vicenda ed, in particolare, anche dalla lettura della delibera/determinazione del Coordinatore del Piano di Zona alcuni aspetti inquietanti.
Un primo aspetto è “la perdurante e ripetuta inerzia” dell’intera amministrazione, dal livello politico a quello dirigenziale ed amministrativo, nessuno escluso.
Inerzia praticata, quasi in maniera metodica ed ordinaria, a fronte di specifiche e precise sollecitazioni della Regione.
Un secondo aspetto, il rifiuto dell’amministrazione a connettersi e collaborare con il Terzo Settore (è ben ricordare che esiste il Tavolo Permanente del Terzo Settore, strumento adeguato all’occorrenza).
Ma il Tavolo permanente è, oggi, volutamente accantonato dall’amministrazione e dalla politica perché non torna utile ad essa stessa.
La collaborazione fra PA ed ETS non è, come molti pensano, una supremazia dell’uno sull’altro, non è una delega in bianco né un relegare il Terzo Settore ad una funzione ancillare e di mero servizio alla politica.
È necessariamente “esercizio ed affermazione di civiltà giuridica e politica nell’interesse generale e della collettività”.
Un terzo aspetto, la stagnazione di ulteriori fondi in pancia al bilancio dell’ex Piano di Zona che, se non spesi, proverebbero un’aggravante dell’inerzia se non, addirittura un comportamento volutamente omissivo.
In conclusione, dalla vicenda emerge l’assoluta necessità di fare fatti e meno parole e, soprattutto di non dire bugie perché ne va della dignità delle persone che non possono subire ulteriori mortificazioni per tanta inadeguatezza ed incompetenza.